Citare il passato non significa avere una storia

Un’etichetta con lettere ornate, colori smorzati e una data di fondazione può sembrare provenire da un’altra epoca. Ma quell’aspetto non dimostra che il marchio, il prodotto o il metodo di produzione abbiano una lunga storia. Il design neo-retrò è una reinterpretazione contemporanea: combina elementi associati a stili precedenti per suscitare determinate impressioni. Il suo interesse sta nella distanza tra il riferimento visivo e la storia effettiva dell’oggetto.

Uno studio di Franck Celhay, Lise Magnier e Jan Schoormans, pubblicato nel 2020 su International Journal of Design, esamina questo linguaggio visivo nel design delle confezioni. Gli autori distinguono il neo-retrò dal recupero di un’identità storica del marchio: un’azienda nuova può adottare codici che evocano il passato senza avere un proprio patrimonio da recuperare. Leggere una confezione significa quindi separare ciò che il suo aspetto suggerisce da ciò che si sa sulle sue origini.

Un repertorio i cui elementi agiscono insieme

La ricerca combina sessioni creative con designer, l’analisi di 65 confezioni contemporanee contrassegnate come retrò su Dribbble e un esperimento con otto design di pacchetti di caffè. Non descrive lo stile come una formula fissa, ma come un repertorio di risorse che spesso compaiono insieme.

Gli esempi analizzati ricorrono a superfici testurizzate, carta o cartone non patinati e materiali dall’aspetto naturale. Sul piano grafico compaiono palette limitate e smorzate, caratteri di famiglie diverse, composizioni centrate, testi curvi, cornici, sigilli, motivi e ornamenti. Le illustrazioni possono imitare tecniche come l’incisione o la xilografia. Le irregolarità di stampa, invece, possono essere effetti digitali e non tracce di lavorazione manuale.

Contano anche le parole. Formule come «fatto a mano», «prodotto localmente» o «dal» seguito da un anno rafforzano un’impressione di antichità o artigianalità. Lo studio le considera codici di design, non prove indipendenti della veridicità di una dichiarazione commerciale. L’aspetto può suggerire una storia, ma non la verifica.

La ricerca considera anche l’effetto d’insieme. Una sensazione di naturalezza può nascere dalla combinazione di materiali, texture e illustrazioni figurative; l’armonia, da una palette ridotta e da una composizione equilibrata; la complessità, dall’interazione fra caratteri, ornamenti, motivi e testi. Nessun singolo dettaglio deve necessariamente produrre da solo l’effetto neo-retrò.

Che cosa comunica la confezione e che cosa non dimostra

All’esperimento hanno partecipato 251 studenti. I design con più elementi neo-retrò sono stati percepiti più spesso come «retrò» o «del passato». In un esercizio di associazione libera, le confezioni che riunivano diversi di questi espedienti hanno evocato idee come autenticità, artigianalità, originalità e piccola produzione, oltre al termine «hipster». La ricerca ha rilevato anche associazioni più specifiche: le texture sono state collegate a idee di rispetto per l’ambiente, mentre la varietà tipografica ha evocato impressioni di classicità ed eleganza.

Queste risposte descrivono le percezioni dei partecipanti davanti a specifici design di confezioni per caffè. Non dimostrano che un prodotto sia artigianale, sostenibile, di alta qualità o realizzato in piccoli lotti. Non si possono neppure estendere senza riserve a tutte le categorie, a tutti i pubblici o a tutti i paesi. Una texture stampata può evocare carta invecchiata, ma non rende antica la confezione; un carattere che ricorda un’insegna storica non prova la continuità dell’azienda.

La distinzione è importante perché i codici visivi possono trasferire associazioni da un livello all’altro: dall’aspetto della confezione alle aspettative sul prodotto o sul marchio. Lo studio mostra che certi espedienti suscitano idee di mestiere e autenticità, non che queste qualità siano effettivamente presenti nella produzione. Separare percezione e prova permette di parlare del design senza confondere la sua capacità evocativa con informazioni verificabili sul prodotto.

La reinterpretazione come scelta progettuale

Il confronto utile non consiste nel chiedersi se una confezione attuale sia una replica fedele, ma che cosa prende in prestito e che cosa trasforma. Può citare la sagoma di una vecchia bottiglia senza riutilizzarne il materiale, simulare irregolarità di stampa con strumenti digitali oppure inserire una data nella composizione anche se il marchio è recente. In ogni caso esiste una relazione visiva con il passato, ma non necessariamente una continuità di materiali, tecniche, funzione o contesto.

La distinzione conta anche quando si parla di autenticità. Secondo lo studio, certi codici possono suscitare un’impressione di artigianalità e di origini tradizionali anche per prodotti recenti. Il neo-retrò può contribuire a comunicare valori di marca, ma anche far sembrare ereditato ciò che è nuovo. Distinguere evocazione e storia permette di apprezzare il design senza prendere la sua promessa visiva come prova di come il prodotto è stato realizzato.

In queste confezioni il passato non ritorna intatto: viene selezionato, combinato e adattato a un mercato contemporaneo. Le domande critiche sono quali elementi vengono conservati come citazioni, quali vengono modificati per rispondere alle esigenze attuali e quali idee di tradizione o autenticità si invitano ad associare al prodotto. Ciò non invalida la reinterpretazione. Permette di vederla per quello che è: design attuale che lavora con segni storici, non l’oggetto originale.

SCHEDA DATI
Decennio
Età contemporanea
Regione
Globale
Livello
Introduzione
Entità
International Journal of Design

Fonti e riferimenti

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